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Italienisch: Die größte Einladung
Italienisch: Die größte Einladung

Wer freut sich nicht über einen persönlichen Brief mit einer liebevollen Einladung? Wussten Sie, dass die Bibel als Brief Gottes an uns bezeichnet werden kann? In ihr spricht uns Gott eine Einladung ganz besonderer Art aus. Über die Wahrheit der Bibel gibt es zuweilen heftige Diskussionen. Jede Debatte über die Herkunft und das Wesen der Bibel bleibt letztlich wertlos, wenn das Wort Gottes uns nicht zur persönlichen Anrede wird. Selbst dem flüchtigen Leser der Bibel fällt sofort auf, dass das gesamte Neue Testament Briefcharakter trägt. Gott, der Urheber dieses Briefes, sendet ihn uns aus einem einzigen Grund: Er möchte die Menschen, die sich im Sündenfall von ihm entfernt haben, zurückgewinnen. Er möchte, dass keiner verlorengeht und startete mit dem Kreuz von Golgatha die größte Rettungsaktion der Weltgeschichte. Dieses Traktat eignet sich besonders gut zur Weitergabe an suchende Menschen! Il Grande Invito  La lettera d’amore di Dio a noi Non c’è nessuno al mondo che non sarebbe felice di ricevere una lettera personale con un invito affettuoso. Sapevi che tutti noi abbiamo ricevuto una tale lettera? Si chiama Bibbia. La Bibbia è essenzialmente la lettera d’amore di Dio per noi, e in essa Egli ci rivolge uno straordinario invito personale. La lettera scritta è il modo più intimo e personale di mandare un messaggio a una persona cara e amata. Non è semplicemente una lista meccanica di fatti e numeri, come un manuale di economia o un libro di legge. Non è nemmeno simile a un vecchio libro di testo o ad un’enciclopedia, i quali si limitano ad esporre dei fatti. La lettera scritta è il modo in cui persone che si conoscono e si stimano a vicenda possono trasmettersi i sentimenti più intimi, gioie e dolori, nella speranza certa che il destinatario li comprenderà. La lettera è simbolo di un interesse e un amore personale. E così è la lettera di Dio per noi. Il Nuovo Testamento, e di fatto l’intera Bibbia, è la lettera damore da Dio a noi. Dio ci ama e ci conosce personalmente, e sceglie di comunicare con noi attraverso la lettera scritta… una lettera d’amore. Le persone hanno concezioni diverse della Bibbia, ed è perciò buona cosa ragionare su di essa in modo accurato. Tuttavia, ogni dibattito riguardo le origini della Bibbia si rivela inutile se la Parola di Dio non ci parla in maniera personale. Anche il lettore più frettoloso noterà immediatamente che il carattere dell’intero Nuovo Testamento è quello della lettera personale. Su 27 sezioni del Nuovo Testamento, 21 sono dichiaratamente delle lettere: la Lettera ai Romani, le Lettere ai Corinzi, la Lettera ai Galati. Come appare chiaramente nei primi versetti, ad esempio, del Vangelo di Luca e degli Atti degli Apostoli, questi libri sono composti in forma epistolare. Persino l’ultimo libro della Bibbia contiene diverse lettere brevi (Apocalisse 2 e 3). Non è certo una coincidenza il fatto che la Buona Novella del Signore Gesù Cristo ci sia stata rivelata principalmente in forma di lettera. Dio sa quando siamo scoraggiati e bisognosi di incoraggiamento, consolazione e consiglio. LUI sa quando siamo in pericolo, e per questo LUI ci ammonisce, dirige e guida. LUI sa quanto il peccato e la colpa ci opprimono, e per questo ci concede il perdono dei peccati in maniera personale. LUI sa quanto ogni uomo e donna vaghi senza meta, e per questo ci sta preparando una destinazione eterna. LUI sa che siamo perduti, e per questo ci offre la vita eterna. La Sua Parola (la Sua lettera) a noi è sempre precisa, diretta e utile per la nostra esistenza. Per questo dovrebbe essere letta con un cuore aperto e un atteggiamento di preghiera. Tutti coloro che si approcciano alla Bibbia in questo modo ricevono una grande benedizione; coloro che la leggono con un cuore incredulo e critico, invece, se ne andranno a mani vuote. L’interesse di Dio Dio, l’autore, ci manda questa lettera per una ragione precisa: vuole riacquistarsi il popolo che era separato da Lui a causa del peccato. La sua volontà è che nessun uomo sia perduto, per questo ha attuato la più grande operazione di salvataggio della storia. Il ponte verso la casa del Padre è Gesù Cristo. Ora, Egli cerca quelli tra di noi che desiderano aiutare a mostrare la sua via. Ha bisogno di testimoni che raccontino come sono stati salvati. Ha bisogno di collaboratori, persone che preghino e servano per diventare ministri della gioia. Ha bisogno di fari di speranza in un mondo pieno di paura e perplessità, di rassegnazione e disperazione. Egli cerca portatori del Suo amore in un mondo di odio, contese e guerra. Egli cerca missionari che proclamino la Buona Novella nel loro quartiere, e altri che arrivino fino agli estremi della terra. Cerca insegnanti, pastori ed evangelisti. Cerca persone che parlino e scrivano della Sua Parola. In breve: non c’è disoccupazione presso di Lui, perché tutti sono necessari. Il mittente attende la nostra risposta Quanto siamo impazienti di ricevere una risposta dopo aver inviato una lettera? Quanta attesa prova Dio? Egli ci ha mostrato il Suo amore per noi non solo scrivendoci una lettera, ma anche attraverso la sua opera. Vorrai rispondergli? Il Prezzo della nostra redenzione dai peccati è stato estremamente alto: “Gesù Cristo ha dato sé stesso per i nostri peccati, per salvarci” (Galati 1:4). Siamo stati redenti dal prezioso sangue di Gesù (1Pietro 1:19). La Lettera agli Ebrei ci ricorda con insistenza di tenerlo a mente: “Come scamperemo noi se trascuriamo una così grande salvezza?” (Ebrei 2:3). Così, Dio aspetta la nostra risposta personale. Come risponderemo alla sua offerta di salvezza? Con la preghiera possiamo afferrare la mano tesa di Dio in Cristo Gesù e invocare il suo nome per essere salvati (Romani 10:13). L’unica risposta appropriata alla Sua Parola (la Sua lettera a noi) è il ringraziamento e la lode. Se leggiamo continuamente la Sua Parola (Giosuè 1:8) e lasciamo che essa diriga la nostra vita, anche noi saremo trasformati in lettere viventi, che potranno essere lette dagli altri, per condurli a Dio: “è noto che voi siete una lettera di Cristo, scritta mediante il nostro servizio, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente; non su tavole di pietra, ma su tavole che sono cuori di carne.” (2 Corinzi 3:3). È solamente leggendo la Bibbia come una lettera d’amore per noi che potremo vivere in comunione con Lui. La conoscenza è buona, ma l’amore è migliore. Gesù parla di questa relazione in Giovanni 10:27-28: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano.” Chiunque abbia sentito la voce del Buon Pastore (Gesù) sa che essa è inconfondibile. Tutti coloro che seguono questo pastore sono passati dallamorte alla vita eterna. Siamo attesi! Nel corso della vita riceviamo molti tipi di inviti. Da bambini riceviamo inviti alle feste di compleanno. Da adulti si aggiungono anche anniversari, feste in giardino, e matrimoni. Ancora più preziosi sono gli inviti a quei rari eventi come le cerimonie di stato, i premi Nobel, l’incoronazione di un regnante. Qualunque sia l’occasione, vale sempre quanto segue: L’evento ha una durata breve: spesso una giornata o una serata, Più la cerimonia è personalizzata, più l’invito è apprezzato, Il numero di invitati è sempre limitato. Prima abbiamo accennato ad un invito molto speciale che Dio ci rivolge nella sua lettera d’amore, la Bibbia. Diversamente dalle cerimonie che abbiamo citato poco fa, Lui ci invita ad una cerimonia eterna. L’ospite è la persona più illustre di sempre, l’Altissimo: Dio stesso. Dio sta preparando una grande festa nuziale, una festa di gioia. Questo è il carattere del Cielo: eterna gioia, eterna comunione con Dio, eterna presenza di Gesù. Il cielo, dunque, non è un contesto mondano, né una federazione politica, né un sistema nazionale ordinato secondo leggi economiche, né una vita ascetica e monastica. Tutte queste cose non sono che il risultato dei sistemi di pensiero umani. Ma Dio vuole che noi sperimentiamo la vita e la piena soddisfazione. Ce le fa pregustare qui sulla Terra, ma non esiste paragone con la perfezione inconcepibile che ha in serbo per noi in cielo. L’apostolo Paolo ha potuto esprimerlo con queste parole: “Le cose che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell’uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano” (1 Corinzi 2:9). In Luca 14:16-24 ci viene data un’allegoria per aiutarci comprendere questo invito pieno di grazia e amore, e per aiutarci a capire come rispondere:   1. Chi è invitato? Nessuno sarà escluso da Dio. Dio accetterà chiunque verrà a Lui, non importano le origini, la professione, la nazionalità, il colore della pelle, l’età o il livello di educazione. Questo messaggio d’amore inconcepibile non potrebbe avere portata più ampia.   2. Quanto spesso viene fatto l’invito? Non c’è solo un unico invito. Dio invita molte volte. Nella parabola sono presenti tre inviti, ma l’enfasi è sull’Oggi: “Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori” (Ebrei 3:7-8). Non dobbiamo approfittare della grazia di Dio ritardando la nostra risposta.   3. Come avverrà? I tre inviti di Luca 14 sono progressivamente sempre più urgenti. Il primo dice “Venite, perché è già tutto pronto” (v. 17); il secondo si intensifica aggiungendo “Va presto” e “conduci” (v. 21); e l’ultimo dice “costringili” (v. 23). Nel Nuovo Testamento, la parola greca ‘anagkazo’ viene menzionata nove volte: cinque volte viene tradotta con “costringere” e quattro volte con “obbligare qualcuno a fare qualcosa”. In queste espressioni troviamo più che un tiepido appello. Il servo del re dedica tutto sé stesso, esercita tutta la persuasione, la verità, l’amore, la mansuetudine, la gentilezza, la perseveranza e la resilienza di cui è capace; e in alcune occasioni deve perfino mettere in guardia dall’inferno in maniera chiara.   4. E la partecipazione? Quelli menzionati nella parabola, purtroppo, hanno tutti rigettato l’invito, non per obiezioni generali, ma per aver stabilito delle priorità sbagliate. Il versetto 24 ci dice la triste e amara verità riguardo quelli che rifiuteranno o ignoreranno l’invito di Dio: “Perché vi dico: Nessuno di quegli uomini che erano stati invitati assaggerà la mia cena”. Sono stati chiamati, ma non si sono presentati. La festa si terrà comunque senza di loro. Sono stati esclusi per l’eternità. La Bibbia chiama questa esclusione “inferno”. L’invito di Dio è ancora valido per ognuno di noi. Cosa deciderai? Alla cena saranno comunque presenti molte persone. La Bibbia parla di un certo numero (“la totalità degli stranieri”, Romani 11:25), già conosciuto da Dio. Quando l’ultimo posto sarà occupato, non verrà fatto nessun altro invito. Geremia 8:20 illustra l’immagine della mietitura: “La mietitura è finita, l’estate è trascorsa, e noi non siamo salvati”.   5. Perché siamo invitati? La ragione dell’invito di Dio si trova in 1Giovanni 4:16, “Dio è amore”. La sua stessa essenza è amore, e il suo amore è la fonte di tutto l’amore umano. In Geremia 31:3 Dio si rivolge direttamente a noi dicendo: “Di’ loro: Com’è vero che io vivo”, dice il Signore, DIO, “io non mi compiaccio della morte dell’empio, ma che l’empio si converta dalla sua via e viva; convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvagie!” (Ezechiele 33:11).   6. Come si accetta l’invito? Gesù è responsabile di emettere il biglietto per il cielo: “Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue” (Romani 3:25a). Senza di Lui nessuno può venire al Padre (Giovanni 14:6). Lui perdona tutti i nostri peccati e ci purifica da ogni iniquità, se glieli confessiamo con cuore sincero (1Giovanni 1:9). Una semplice preghiera di pentimento e fede sottometterà ogni peccato e trasgressione a Gesù, e così avremo accettato l’invito: “a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome” (Giovanni 1:12).   Questa grande celebrazione è la festa di nozze di Gesù e della sua sposa (la chiesa, il Suo popolo). È un’immagine bellissima che ci fa comprendere la nostra unione eterna ed intima con il nostro Signore. Quelli che accettano l’invito ricevono un abito nuziale, simbolo di purezza. E solo ricevendo queste vesti nuziali (Matteo 22:11; Apocalisse 3:4; 7:9; 19:8) verremo accettati in cielo. L’amore di Dio non fa favoritismi, non ha pregiudizi, e non sceglie in base alla simpatia. Il suo amore si estende a tutti. Ma sebbene l’invito di Dio sia estremamente esteso, la Bibbia è chiara: chiunque rigetta questo invito e non pone la sua fiducia nel Signore Gesù Cristo sarà perduto per l’eternità. Corrie ten Boom (1892-1983), autrice olandese, ha scritto: “Tutti noi possiamo accedere al cielo senza salute, senza denaro, senza fama, senza erudizione, senza educazione, senza bellezza, senza amici, senza 10 000 altre cose, ma non possiamo in alcun modo accedere al cielo senza Gesù Cristo.” (“Captive He made free”) Se dopo aver letto questo trattato ti sei reso conto che Gesù è l’unica via per la nostra salvezza, e se vuoi seguirlo con tutto il cuore, allora puoi farlo con piena sicurezza con l’aiuto di questa preghiera, purché tu sia sincero davanti a Dio: “Signore Gesù, oggi ho letto che tu sei l’unica via per il cielo. D’ora in poi voglio essere in cielo con te. Ti prego di salvarmi dall’inferno, dalla condanna che merito per la mia colpa. Ma poiché mi ami tanto, tu sei morto per me sulla croce e hai pagato la punizione per i miei peccati. Tu conosci ogni mio peccato, fin dalla mia infanzia. Tu conosci ogni trasgressione, anche quelle che io stesso ho dimenticato. Tu conosci tutti i pensieri e i sentimenti del mio cuore. Ai tuoi occhi io sono come un libro aperto. Non posso accedere al cielo nella condizione in cui mi trovo ora, perché finora ho vissuto senza di te. Ti chiedo e ti prego di perdonare tutti i miei peccati, dei quali mi pento profondamente. Entra nella mia vita e trasformala. Aiutami a sbarazzarmi di tutto ciò che è ingiustizia e a sostituirlo con abitudini nuove che tu possa benedire. Dammi modo di comprendere la tua Parola, la Bibbia. Aiutami a capire cosa vuoi che io sappia e dammi un cuore ubbidiente così che io possa fare ciò che ti è gradito. Voglio che tu sia il mio SIGNORE da questo momento. Voglio seguirti. Mostrami la via nella quale devo camminare in ogni aspetto della mia vita. Ti ringrazio per avermi ascoltato e per aver risposto alla mia preghiera, per avermi reso un figlio di Dio, che da ora in poi sarà con te in cielo. Amen.”   Dr. Werner Gitt Direttore e Professore  

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Italienisch: Reise ohne Rückkehr
Italienisch: Reise ohne Rückkehr

Die Verteilschrift „Reise ohne Rückkehr“ von Prof. Dr. Werner Gitt zur enthält die Botschaft von zwei Zügen, die unterwegs sind Richtung Ewigkeit. Der „Lebenszug“, hat den Himmel als Ziel, der „Todeszug“ dagegen fährt in die ewige Verdammnis. Jeder wird eingeladen, vom Todeszug in den Lebenszug umzusteigen. Dies ist möglich für den, der Vergebung seiner Sünden durch Jesus Christus bekommt und ihn als Retter seines Lebens im Glauben annimmt. Dieses Traktat eignet sich besonders gut zur Weitergabe an suchende Menschen! Viaggio senza ritorno Su un muretto accanto ad una chiesetta del Südtirol erano poggiati 4 teschi. Sopra si trovava un cartello con la scritta: Chi era lo stolto? Chi era il saggio? Chi il mendicante? Chi l’imperatore? In effetti della potenza e della ricchezza dell’imperatore non c’é più nessuna traccia. Sul teschio del mendicante nulla rammenta la sua povertà, i suoi abiti stracciati ed i brontolii del suo stomaco. A questo punto potremmo ritenere opportuno predisporre un altro cartello con la scritta: «La morte rende tutti uguali!». Qui di seguito esaminiamo la validità di questa seconda scritta. In pubblicità si distinguono diverse categorie di consumatori: vale a dire che ci si rapporta a diversi gruppi target. La morte invece non fa distinzione fra gruppi target specifici in quanto nessuno le può sfuggire. Questo è il motivo per cui molti si sono occupati del tema della morte: filosofi, poeti, politici, sportivi, attori, analfabeti così come Premi Nobel. I più attivi sono stati gli antichi egizi che hanno innalzato alla morte i più grandi monumenti del mondo: le piramidi di Giza. Il poeta tedesco Emanuel Geibel ha sintetizzato nella seguente massima, peraltro ben azzeccata, tutte queste espressioni dell’umanità: „La vita è sempre un enigma, la morte rimarrà per sempre un enigma». Tra gli innumerevoli tentativi di spiegare la morte scegliamo innanzitutto la teoria dell’evoluzione. La morte nella concezione dell’evoluzione Nel pensiero dell’evoluzione la morte occupa un posto così importante che addirittura senza di essa non ci sarebbe stata la vita sulla terra. Per spiegare questo concetto dobbiamo considerare i quattro dogmi fondamentali dell’evoluzione sulla morte: 1. La morte – una necessaria premessa dell’evoluzione. Carl Friedrich v. Weizsäcker sottolineò: “Se gli uomini non morissero non ci sarebbe evoluzione nel senso che non ci sarebbero nuovi uomini dalle caratteristiche diverse. La morte degli uomini è una condizione dell’evoluzione“. 2. La morte – un’invenzione dell’evoluzione. In relazione alla morte il Prof. Widmar Tanner di Ratisbona si pone, in qualità di biologo, il seguente legittimo quesito: „Ammesso che la morte non dovrebbe esistere, in quale modo e perché si verifica?“. Ecco la sua risposta: “Il processo di invecchiamento e la durata della vita rappresentano adeguamenti sviluppatisi nel corso dell’evoluzione. L’invenzione della morte ha notevolmente accelerato l’andamento dell’evoluzione”. La morte programmata rappresenta la possibilità di sperimentare continuamente cose nuove nell’evoluzione. 3. La morte – Creatrice di vita. In quale misura i concetti dell’evoluzione differiscono da quelli biblici risulta evidente se, in base alla teoria dell’evoluzione, si eleva la morte addirittura ad un fattore di creazione della vita. In questo senso si esprime anche il microbiologo Reinhard W. Kaplan: „L’invecchiamento e la morte congeniti sono dolorosi per gli esseri viventi, specialmente quelli umani, ma è il prezzo grazie al quale il nostro genere ha potuto essere creato nell’ambito dell’evoluzione“. 4. La morte – Fine assoluta della vita. In base alla teoria dell’evoluzione la vita è uno stato della materia che trova il suo fondamento solo nell’ambito della fisica e della chimica (Manfred Eigen). Vediamo dunque che l’evoluzione non può fornire spiegazioni soddisfacenti di ciò che la morte significa. In presenza di un simile declassamento della realtà a fenomeni puramente materiali non rimane nessuno spazio per un’altra vita dopo la morte. L’uomo viene declassato ad una macchina biologica e conseguentemente la sua definitiva dipartita viene identificata con la sua morte fisica. Nel meccanismo dell’evoluzione la morte serve quindi a far posto ad una vita successiva. Ne consegue che il valore della vita umana è da considerare solo come un contributo dato all’evoluzione. Chi ci dà la risposta giusta? Chi potrebbe dare una risposta attendibile a tutte le domande che abbiamo in animo in merito all’essenza della morte e a ciò che le seguirà? Dovrebbe essere una persona competente e dimostrare di corrispondere ai quattro impegnativi requisiti che seguono: 1) Dovrebbe essere qualcuno che è morto davvero! 2) Dovrebbe essere qualcuno che è tornato dall’oltretomba! 3) Dovrebbe avere potere sulla morte! 4) Dovrebbe essere assolutamente degno di fiducia! Se passiamo in rassegna la storia del mondo per individuare chi risponde a questi quattro singolari requisiti non troviamo che Lui: Gesù Cristo. 1) È stato crocifisso ed è morto innanzi alle porte di Gerusalemme. I suoi nemici volevano essere certi che fosse veramente morto e quindi gli hanno conficcato una lancia nel costato, per far defluire il sangue (Giovanni 19,34). A quel punto hanno avuto la certezza che era veramente morto! 2) Aveva predetto che sarebbe risorto il terzo giorno. Così fu e le pie donne furono i primi testimoni presso la tomba. L’angelo disse loro: „Non è qui, è risorto!“ (Luca 24,6). 3) Nel Nuovo Testamento sono citate tre resurrezioni dalla morte ad opera di Gesù: Lazzaro di Betania (Giovanni 11,41-45), il giovinetto di Nain (Luca 7,11-17) e la figlioletta di Giairo (Marco 5,35-43). Nessun altro ha il potere di comandare la morte in modo così chiaro e palese, solo Gesù. 4) Su questa terra c’è stato solo uno in grado di dire: „Io sono la via, la verità e la vita“ (Giovanni 14,6) e questo qualcuno era Gesù. Ripeteva questa affermazione anche di fronte ai quei nemici che altro non speravano che potergli rinfacciare anche un minimo torto. Eccoci arrivati all’indirizzo giusto, anzi addirittura alla fonte della verità. La verità è vitale per la nostra esistenza. Chi vorrebbe fondare la propria vita su un errore? Constatiamo quindi che questo Qualcuno, dotato della competenza necessaria a darci una chiara risposta, esiste. Da lui apprendiamo quello che capiterà ad ogni uomo immediatamente dopo la morte. In Luca 16,19-31 Gesù risponde alla nostra domanda raccontandoci di due uomini che erano appena morti. L’uno conosceva Dio e l’altro no. Lazzaro venne trasportato dagli angeli nel seno di Abramo e si trova bene in quel luogo che Gesù definisce il Paradiso (Luca 23,43). L’altro, il ricco, finì all’inferno subito dopo la morte e descrive la sua terribile situazione con queste parole: „Queste fiamme sono una tortura“ (Luca 16,24b). Ne consegue che la morte non è affatto la falce che ci rende tutti uguali, anzi si può addirittura dire che se in questo mondo sussistono enormi differenze, al di là del muro della morte queste differenze diventeranno abissali. Qual è la causa? Vediamo dunque di trovare una spiegazione esauriente. La triplice morte In base alla chiara e netta testimonianza della Bibbia il mondo e tutti gli esseri viventi sono opera diretta del Creatore. Si è trattato di una Creazione completa e definitiva che alla fine ha meritato la valutazione divina «molto bene». L’essenza divina è amore e misericordia. Egli creò tutte le cose per mezzo del suo architetto (Proverbi 8,30): il nostro Signore Gesù (Giovanni 1,10; Colossei 1, 16). Anche nella Creazione è rimasto fedele alle caratteristiche del suo essere: mitezza, misericordia e amore. Trattasi di cosa completamente diversa dalla strategia dell’evoluzione caratterizzata da dolore, lacrime, spietatezza e morte. Chi considera Dio come autore dell’evoluzione, vale a dire chi attribuisce a Lui un simile metodo di Creazione, nega la sua essenza divina. Anche l’idea di un’evoluzione guidata da Dio (la così detta evoluzione deista) è totalmente inammissibile. Da dove viene allora la morte se non è un fattore dell’evoluzione e nemmeno corrisponde all’essenza divina? A questo proposito constatiamo che la morte è un evento generale. Tutti gli uomini muoiono: sia bambini piccoli che grandi vecchi, persone di elevata moralità così come ladri e assassini oppure credenti e non credenti. Per un effetto così generale e radicale deve esserci dunque una causa comune. A lettere di fuoco sta scritto nella Bibbia che la morte è una conseguenza del peccato dell’uomo. Sebbene Dio avesse ammonito l’uomo in proposito (Genesi 2,17), questi ha abusato della libertà che gli era stata concessa ed ha commesso il peccato originale. Da quel momento in poi ebbe effetto la legge del peccato: „Il salario del peccato è la morte“ (Romani 6,23). L’uomo è precipitato nella zona della morte, che graficamente si trova al di là di una linea nera in grassetto. Figurativamente parlando potremmo definire questa linea come il treno della morte. A partire da Adamo, responsabile della presenza della morte sulla terra (1. Timoteo 2,14) l’intera umanità ha preso posto in questo agghiacciante treno: “A causa di un unico uomo, vale a dire Adamo, sulla terra è comparso il peccato e la sua conseguenza è la morte. Siccome tutti gli uomini peccano, tutti gli uomini sono in balia della morte“ (Romani 5,12). Prima del peccato originale in tutto il creato la morte non esisteva. Quando la Bibbia parla della morte non fa certo riferimento al termine dell’esistenza. La definizione biblica di morte è: „Separazione da…“. Siccome il peccato originale ha comportato la triplice morte (vedi grafico) si parla anche di triplice separazione: 1. La morte spirituale: al momento del peccato originale l’uomo è caduto nella „morte spirituale“, vale a dire che è stato separato dalla comunione con Dio. In queste condizioni vivono anche oggi tutte le persone che non credono nel loro Creatore. Determinano la loro vita egoisticamente e cedono alle passioni ed alle tentazioni del peccato. Conducono la loro vita in un modo tale come se Dio non esistesse proprio. Non hanno nessuna relazione personale con Gesù Cristo e rifiutano il messaggio della Bibbia. Agli occhi di Dio sono spiritualmente morti, anche se i loro corpi sono molto vitali. 2. La morte fisica. Nel prosieguo del tempo si arriva alla morte fisica: „…tornerai alla terra perché da essa sei stato tratto, polvere tu sei e in polvere tornerai” (Genesi 3,19). A causa del peccato originale tutto il creato è destinato alla caducità. 3. La morte eterna. L’ultima fermata del treno della morte è la morte eterna. Tuttavia colà l’esistenza dell’uomo non sarà spenta (Luca 16,19-31). Si tratta dunque solo della definitiva separazione da Dio. L’ira di Dio resterà sull’uomo, perché „per la colpa di uno solo – Adamo – la condanna è stata estesa a tutti gli uomini“ (Romani 5,19). Gesù descrive questo luogo di condanna come l’inferno, un luogo in cui si conduce un’esistenza assolutamente terribile: colà il fuoco è „inestinguibile“ (Marco 9,43-45) ed „eterno“ (Mattia 25,41), colà si odono solo „grida ed il battere dei denti“ (Luca 13,28). È un posto lugubre „dove il ‚verme’ non muore ed il fuoco non si estingue“ (Marco 9,48). È il luogo della „condanna eterna“ (2. Tessalonesi 1,9). Come ci considera Dio quando, consapevolmente, cadiamo nella perdizione? Con la sua illimitata misericordia ed il suo amore manda suo Figlio sulla croce per noi, donandoci in questo modo una salvezza straordinaria. Le parole di Gesù „Tutto è compiuto“ illustrano la fase finale del treno della vita.  È volontà dichiarata di Dio (p. es.: 1. Timoteo 2,4) che noi siamo salvati dal fuoco eterno – oppure parlando in modo figurato – scendiamo dal treno della morte che corre a folle velocità. Siamo invitati a passare attraverso la porta stretta che conduce al cielo (Matteo 7,13a+14). In base alla testimonianza della Bibbia Gesù è l’unica porta e quindi l’unica via verso la salvezza. Se saliamo sul treno della vita raggiungeremo la vita eterna. Il passaggio da un treno all’altro presuppone che ci rivolgiamo a Gesù, che confessiamo a Lui tutti i nostri peccati passati chiedendogli perdono ed accettandolo come nostro Salvatore. Agli occhi di Dio appariremo come una nuova creatura. Il dono del perdono lo può ricevere chiunque, basta solo che lo voglia. Ciò che ci viene donato per misericordia è costato a Dio un prezzo infinitamente alto, il sacrificio del suo Figlio Diletto. Chi fa propria la parola di Dio si troverà nel varco decisivo che lo porterà alla vita eterna (Giovanni 5,24). Questa opportunità viene concessa all’uomo solo durante la sua vita terrena. La via che conduce alla vita Al termine di una di queste conferenze un ragazzo chiese di parlarmi ed io gli chiesi: „Su quale treno stai?“. Laconicamente mi rispose: „Mi trovo su un marciapiede della stazione“. Si era reso conto di una cosa importante: Bisogna scendere dal treno della morte il più velocemente possibile! Il suo problema era: „Adesso, come faccio a salire sul treno della vita?“. Accettò di farsi mostrare il cammino e adesso sta felicemente viaggiando verso la meta suprema. Dio non dimostra solo la sua ira contro il peccato, bensì anche il suo amore verso il peccatore. Se saliamo oggi sul treno della vita abbiamo praticamente prenotato il nostro posto nel Regno, ovvero nel cielo, di cui si parla nella 1. Corinzi al versetto 2,9: „Ciò che occhio non vide né orecchio udì né mai entrò in cuore di uomo, Dio l’ha preparato per coloro che lo amano“. Quale che sia la strada che vogliamo percorrere Dio ci dà la possibilità di scegliere in qualità di esseri liberi. „Io ti ho posto davanti la vita (eterna) e la morte (eterna), la benedizione e la maledizione, scegli dunque la vita ,, (Deutoronomio 30,19). Anche in questo caso è evidente come la volontà di Dio miri chiaramente alla vita. Dal grafico possiamo derivare questa semplice formula: Se sei nato solo una volta (nascita naturale), allora morirai due volte (prima la morte fisica e poi la morte eterna); ma se sei nato due volte (nascita naturale e rinnovamento per mezzo di Cristo) muori solo una volta (morte fisica)! La fede nel Figlio di Dio ti esenta dal giudizio finale e ti dà la certezza della vita eterna: „Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato ha la vita eterna e non va incontro al Giudizio, bensì passerà dalla morte (spirituale) alla vita (eterna)“ (Giovanni 5,24). Se riflettiamo sulla portata di ogni conversione sono subito chiari gli effetti tragici che subiranno i seguaci della concezione dell’evoluzione e delle sue teorie. La teoria dell’evoluzione occulta il pericolo della morte eterna impedendo all’uomo di avvalersi della possibilità di salvezza. Ma Gesù è venuto per salvarci dall’abisso, dall’inferno. Pregate rivolgendovi a Dio. In questo modo potrete scendere oggi stesso dal treno della morte per salire sul quello della vita. Questo cambiamento fondamentale nella vostra vita può iniziare con la seguente preghiera: „Signore Gesù, mi sono reso conto della fatalità della mia situazione. Il mio modo di vivere non corrisponde in nessun modo alla tua parola. Ora so di trovarmi sul treno sbagliato. Ne sono profondamente spaventato e ti supplico di aiutarmi. Perdona tutti i miei peccati, che mi addolorano, e fa in modo che io cambi la mia vita leggendo la tua parola e prendendola come esempio. Ora, col tuo aiuto, desidero salire sul treno della vita e restare sempre con te. Ora ti accolgo nella mia vita! Sii il mio Signore e dammi la volontà e la forza di seguirti. Ti ringrazio di tutto cuore per avermi liberato dai miei peccati e per avermi concesso di essere un figlio di Dio. Amen.” Direttore e Professore (non più in carica) Dott. Ing. Werner Gitt

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Italienisch: Warum gibt es so viel Leid?
Italienisch: Warum gibt es so viel Leid?

Es gibt wohl kaum eine Frage, die Menschen so sehr beschäftigt, wie gerade diese. Insbesondere taucht sie dann auf, wenn es um Gott geht. Für viele gilt: Wenn es einen liebenden und allmächtigen Gott gibt, dann dürfte es in dieser Welt kein Leid und keinen Tod geben! Ist diese Behauptung zutreffend? Logisch betrachtet kann es vier verschiedene Antworten auf die Frage geben, warum Gott Leid und Tod in dieser Welt zulässt: 1)    Entweder will Gott das Leid beseitigen, aber er kann es nicht,2)    oder er kann es und will es nicht,3)    oder er kann es nicht und will es nicht,4)    oder er kann es und will es. Doch welche Antwort ist die richtige? Genau das werden wir jetzt klären! Perché soffriamo?  Questa è probabilmente una delle domande che più ci ossessiona. In particolare quando la rapportiamo a Dio. Molti pensano in questo modo: se esistesse un Dio amorevole e onnipotente, allora non dovrebbero esserci affatto sofferenza e morte in questo mondo! Non è così? Esaminiamo la questione.   Quattro possibilità logiche Da un punto di vista logico, possiamo trovare quattro risposte al perché Dio permetta la sofferenza: 1)   Dio vorrebbe eliminarla, ma non ne è in grado, 2)   Oppure ne è in grado, ma non vuole farlo, 3)   Oppure non ne è in grado, e nemmeno vuole farlo, 4)   Oppure è in grado, e vuole farlo. Dunque, qual è la risposta giusta? Vediamo di chiarirla.   Morte e sofferenza sono ovunque Morte e sofferenza accompagnano costantemente il nostro mondo, basti pensare ai disastri naturali dell’ultimo secolo (terremoti, tornado, inondazioni), e a quelli causati involontariamente dall’uomo (incidenti aerei e navali); conosciamo molto bene anche tutte quelle catastrofi provocate deliberatamente dall’uomo, come l’attacco terroristico alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, con i suoi oltre 3000 morti, o gli innumerevoli attentati suicidi da parte degli estremisti islamici, o il massacro del Bataclan di Parigi del 13 novembre 2015, in cui 130 persone sono state brutalmente assassinate. Oltre a tutti questi orrori che compaiono nei titoli dei giornali, ognuno di noi, prima o poi, sperimenta la sofferenza in modo personale: che si tratti di un rifiuto, una perdita, una malattia, un incidente o la morte stessa. Alcuni neonati nascono con malformazioni, o muoiono dopo appena pochi giorni. Quando tutti questi fardelli diventano troppo pesanti, le persone si lamentano con Dio. Per affrontare il problema, vorrei innanzitutto contrapporre due visioni fondamentalmente diverse della storia.   Due visioni opposte Visione 1 – la fede nell‘Evoluzione: secondo questa interpretazione, la terra ha milioni di anni, e la morte è una compagna costante della nostra storia. La sofferenza e la morte sono dichiarate alleate nella “creazione” della vita: solo attraverso la morte può nascere una nuova vita. Il microbiologo tedesco Reinhard Kaplan scrive: “L’invecchiamento e la morte “intrinseci” sono effettivamente dolorosi per l’individuo, soprattutto per l’essere umano, ma sono il prezzo per cui l’evoluzione ha potuto creare la nostra specie”. Visione 2 – la fede nella Creazione: La Bibbia si riferisce a Dio come Creatore. Egli ha giudicato tutto ciò che ha creato valutandolo come “molto buono”, termine che ricorre una sola volta (Bibbia: Genesi 1:31). Questa valutazione si riferisce all’intera creazione e quindi anche ai primi uomini, Adamo ed Eva. Dopo la caduta, l’uomo è diventato disobbediente a Dio e, nonostante gli avvertimenti dati da Dio, si è procurato morte, sofferenza e malattia. Così è entrata in vigore la legge “Perché il salario del peccato è la morte” (Romani 6:23). Il peccato e la morte sono quindi strettamente legati. Il peccato ha portato un intruso – la morte - in quello che prima era un mondo molto buono. Da allora, l’intera creazione è stata abbandonata alla decadenza e alla caducità. Quale di queste visioni è quella giusta? Una delle due deve essere logicamente quella sbagliata! Nelle cellule di tutti gli esseri viventi troviamo una quasi inimmaginabile quantità di informazioni. Queste sono necessarie per la formazione di organi e il controllo di tutti i processi vitali. Tuttavia, l’informazione non può essere creata solo dalla materia. Quando consideriamo le leggi naturali dell’informazione, l’intero edificio dell’evoluzione viene abbattuto. Pertanto, è sufficiente procedere dalla seconda visione: l’insegnamento biblico. Abbiamo trovato la causa della sofferenza e della morte, ovvero il peccato dell’uomo fin dai tempi di Adamo. È il peccato che spiega la sofferenza generale di questo mondo. Ogni dottrina che vuole spiegare il mondo senza partire dalla caduta dell’uomo è costruita su fondamenta false. Dobbiamo tenerlo bene a mente: È colpa nostra se il mondo è così com’è.   L’intervento di Dio nelle catastrofi Abbiamo scoperto che sofferenza e morte sono una conseguenza del peccato. Ma che dire dei disastri naturali che non sono causati degli uomini? Pensiamo, ad esempio, all’alluvione dei fiumi Elba e Mulde nell’agosto 2002. In Giobbe 12:15 leggiamo: “Egli trattiene le acque, e tutto inaridisce; le lascia andare, ed esse sconvolgono la terra”. In Amos 3:6 i toni si fanno piuttosto drastici: “Piomba forse una sciagura sopra una città, senza che il SIGNORE ne sia l’autore?”. Allo stesso modo, Isaia 45:5a,7 dice: “Io sono il SIGNORE... Io formo la luce, creo le tenebre, do il benessere, creo l’avversità; io, il SIGNORE, sono colui che fa tutte queste cose”. Ci sorprende molto che Dio si presenti come la causa di disgrazie e calamità. In un primo momento, questa affermazione suscita il nostro orrore. Dio non solo permette che le disgrazie accadano, ma ne è addirittura l’autore. Questo non si adatta alla nostra idea riduttiva di “buon Dio”. Ma riflettiamo: lo stesso Dio ha causato un diluvio in cui milioni di persone sono annegate miseramente. Lo stesso Dio ha giudicato gli Amalechiti, spazzando via l’intera nazione e il suo bestiame (1 Samuele 15:2-3). Dio non fa nulla in maniera casuale. Egli ha una ragione per ogni cosa, e spesso annuncia i suoi giudizi con sufficiente anticipo per dare la possibilità di ravvedimento: “Poiché il Signore, DIO, non fa nulla senza rivelare il suo segreto ai suoi servi, i profeti” (Amos 3:7). Questo è ciò che Dio fece, ad esempio, prima del Diluvio (Genesi 6:7) o anche prima della caduta di Sodoma e Gomorra (Genesi 18). Lo stesso Dio pronuncia anche la condanna eterna per i malvagi (Apocalisse 21:8) – anche questa è prevista con largo anticipo (Marco 16:16b), in modo che non colpisca nessuno inaspettatamente. Ma in tutto questo, dobbiamo ricordare che questo Dio è l’amore in persona (1 Giovanni 4:16). È lo stesso Dio che “ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo affinché, per mezzo di lui, vivessimo (eternamente)” (1 Giovanni 4:9).   La sofferenza dell‘individuo La Bibbia insegna che la sofferenza, incluso il peccato, fa parte del quadro generale di questo mondo. La sofferenza individuale del singolo, invece, non è sempre legata ai propri peccati. Guardiamoci bene dal dire a un malato o a una persona bisognosa che la sua situazione personale può essere causata dai suoi peccati. Dio ha permesso che Giobbe soffrisse, anche se era un uomo giusto. Giobbe, che ai suoi tempi era l’uomo più giusto della terra, sperimentò una sofferenza incredibile: perse tutti i suoi figli, i suoi servi e i suoi beni in un solo giorno. Inoltre, era afflitto da una malattia molto dolorosa. Dio non ha mai spiegato a Giobbe il motivo specifico della sua sofferenza, ma lascia che ogni lettore del Libro di Giobbe (nella Bibbia), sia “testimone oculare” di scene straordinarie che si svolgono dietro le quinte del cielo e che Giobbe non sospettava nemmeno. Dio aveva delle ragioni per permettere la sofferenza di Giobbe, ma non le ha rivelate né a Giobbe né a noi. Solo in pochissimi casi Dio spiega perché un individuo debba soffrire. Quando Gesù e i suoi discepoli passarono davanti a un uomo nato cieco, i suoi discepoli gli chiesero se la cecità dell’uomo fosse dovuta ai suoi peccati o a quelli dei suoi genitori. Gesù spiegò che l’uomo era nato cieco perché Dio potesse rendere visibile la sua onnipotenza attraverso la sua guarigione (Giovanni 9:1-7). Anania e Saffira invece sono morti dopo aver mentito pubblicamente alla Chiesa (Atti 5:1-11).   La sofferenza a confronto con l’eternità Non si può considerare la sofferenza senza tener conto dell’eternità! L’apostolo Paolo trovava motivi per vantarsi della sua “fragilità”, cioè delle sue malattie, dei suoi dolori, delle sue perdite. Il resoconto delle sofferenze comprende torture, percosse, imprigionamento, lapidazione, naufragio, rapina, malattia, stanchezza, fame, sete e freddo (2 Corinzi 11:16-33). Le sue lettere mostrano che solo attraverso la risurrezione di Gesù Cristo è possibile per noi avere la vita eterna. Di fronte a questo, la sofferenza si riduce quasi all’insignificanza: “Infatti io ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria che dev’essere manifestata a nostro riguardo” (Romani 8:18). Un amico, che a causa di diverse malattie soffre di un dolore intenso, mi ha scritto: “La mia consolazione per poter sopportare questa mondanità, è l’eternità”.   Cosa fa Dio con la sofferenza e la morte? Quelli che accusano Dio di starsene seduto e di non fare nulla trascurano un’importante verità: in realtà, Dio ha già fatto tutto ciò che ci aspetteremmo da un Dio amorevole. Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, si è fatto uomo e ha sopportato terribili sofferenze e una morte crudele al posto nostro. Il peccato di Adamo, infatti, aveva lasciato l’umanità in una terribile disperazione. Anche se il nostro corpo muore, abbiamo ancora un’anima immortale, perché Dio ha soffiato in noi il suo respiro (eterno!) al momento della creazione. Ciò che costituisce il nostro essere cosciente esisterà in eterno. Se Dio non avesse fatto nulla per il nostro peccato, saremmo rimasti eternamente separati da Dio, in uno stato di sofferenza permanente. Il piano di Dio era quello di mandarci suo Figlio Gesù, affinché potesse stare nella breccia per noi. Sulla croce del Golgota, si è fatto carico di ogni peccato immaginabile. Essendo l’unico senza peccato, è stato in grado di sopportarlo, colmando così il profondo abisso che il peccato aveva creato tra Dio e l’uomo. Grazie al suo atto salvifico, egli può ora dare la vita eterna a chiunque crede in lui (Giovanni 1:12; Efesini 2:8-9). Tutti coloro che credono nel Signore Gesù Cristo, che credono che Dio lo ha risuscitato dalla morte, e lo accettano come Eterno Salvatore passeranno l’eternità con Dio (1Corinzi 15:1-4). Esiste anche un luogo di separazione eterna da Dio. La Bibbia ci avverte che chi non crede in Cristo gusterà una “morte seconda”, cioè l’inferno, una separazione eterna e assoluta da Dio in un terribile tormento (Apocalisse 21:8). In Matteo 25:46 Gesù nomina entrambe le vie in un solo versetto: “Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna”. Non c’è contraddizione tra le due affermazioni “Dio è un Dio onnipotente e amorevole” e “il mondo è pieno di sofferenza e di male”. Cosa dovrebbe fare Dio per eliminare la sofferenza e la morte dal mondo? Ebbene, dovrebbe rimuovere la loro causa. La causa della sofferenza e della morte è il peccato. Così, dovrebbe rimuovere noi, autori del peccato, da questo mondo. Ma se ci lasciasse morire con una colpa non perdonata, ci resterebbe solo l’inferno come dimora. Non è questo che Dio vuole. Dal Suo amore, quindi, nasce il Suo piano: Lascio le persone nella sofferenza e nella morte durante la loro breve vita sulla terra, ma porto loro il messaggio salvifico del Vangelo. In questo modo viene data loro l’opportunità di sfuggire alle sofferenze eterne e di accettare l’invito al paradiso. Ne consegue una duplice scelta: “Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio” (Giovanni 3:18).   Le conseguenze per noi Dopo tutte le nostre riflessioni, torno alle quattro possibilità logiche menzionate all’inizio riguardo al comportamento di Dio. Avreste mai pensato che la n. 2 fosse la risposta giusta? Dio può eliminare la sofferenza, ma non vuole, perché è per la nostra salvezza. Chiedete al Signore Gesù Cristo il perdono di tutti i peccati. Accettatelo come vostro personale Creatore e Salvatore e seguitelo per poter sperare in una vita eterna senza sofferenze.   Dir. und Prof. Dr.-Ing. Werner Gitt

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Italienisch: Was Darwin noch nicht wissen konnte
Italienisch: Was Darwin noch nicht wissen konnte

Heutzutage bringt man die beiden Begriffe "Evolution" und "Theorie" nicht mehr zusammen - die Entwicklung des Lebens über Milliarden von Jahren gilt als erwiesen. Dass sie es nicht ist, möchte Prof. Dr. Werner Gitt in diesem Traktat beweisen. Anhand einiger konkreter Beispiele zeigt er die Schwächen der Theorie auf und führt auch ein allgemeines Argument an, das der unerklärlichen Herkunft der Information, um letztlich das "wissenschaftliche AUS" für die Evolutionstheorie zu erklären. "Rechtzeitig zu Beginn des Darwinjahres 2009 erschien am 31. Dezember 2008 in der Zeitung ,DIE ZEIT' ein doppelseitiger Artikel mit der Überschrift ,Danke, Darwin!' [...] Der eigentliche Denknotstand unserer Welt ist, dass dem wirklichen Urheber aller Dinge nicht mit Leitartikeln ,Danke, Jesus!' gehuldigt wird." Dieses Traktat eignet sich besonders gut zur Weitergabe an suchende Menschen! Darwin non poteva ancora saperlo In tempo per l’anno di Darwin, il 2009, il giornale tedesco «Die Zeit» pubblicò il 31 dicembre un articolo a due pagine con il titolo «Grazie, Darwin!». In seguito, altre quattro pagine intere erano dedicate al tema dell’evoluzione. Qui si ringrazia un uomo che nacque 200 anni fa e divenne famoso con il suo libro rivoluzionario «L’origine delle specie» che fu pubblicato 150 anni fa. Già il filosofo Immanuel Kant (1724 – 1804) affermò con orgoglio: «Datemi la materia, io voglio crearne il mondo.» Anche il matematico e astronomo francese Laplace (1749 – 1827), 50 anni più tardi, asserì trionfalmente di fronte a Napoleone: «Le mie teorie non hanno bisogno dell’ipotesi ‘Dio’!». Tali personaggi ed altri padri dell’ateismo scientifico, cercavano una spiegazione per l’origine della vita escludendo Dio. La risposta apparentemente mancante la diede Darwin perché aprì le menti alla possibilità che l’origine della vita potesse essere spiegata in «modo naturale». Mentre lui stesso considerò la conseguenza di quest’affermazione in modo ancora titubante, il mondo d’oggi, che diventa sempre più ateista, acclama a non finire il suo patrono celebrandolo con un sacco di pubblicazioni. Fino al viaggio di Darwin alle isole Galapagos (1835) si confidava nella dottrina del filosofo greco Aristotele, il quale aveva stabilito che le specie sono immutabili. Dalle forme varie dei becchi dei fringuelli Darwin concluse giustamente che le specie possono adattarsi e mutare. La deduzione susseguente, che tutta la vita derivi da un albero genealogico comune, però, non si può giustificare scientificamente. Darwin stesso riconobbe che la sua teoria aveva un grande punto debole, perché nella natura mancavano quasi completamente reperti fossili delle forme transizionali. Ciò nondimeno: grazie a questa tesi di Darwin l’uomo perse la posizione privilegiata che il Creatore gli aveva destinato e da allora venne considerato solo quale discendente del regno animale. Motori dell’evoluzione Come motori dell’evoluzione si definiscono oggi i seguenti elementi: la mutazione, la selezione naturale, l’isolamento, le lunghissime cronologie, il caso e la necessità, nonché la morte. Tutti questi fattori esistono certamente, ma ciascuno di essi è privo delle necessarie nuove informazioni creative. La mutazione può soltanto cambiare l’informazione genetica già esistente. Senza la preesistenza dell’informazione DNA l’evoluzione non può neanche avviarsi. Per definizione, la mutazione è un meccanismo accidentale senza alcuna meta prestabilita, cosicché non può procreare nuove forme (p. es. inventare nuovi organi). La selezione naturale favorisce l’individuo con le caratteristiche ottimali per la sua sopravvivenza e provvede che i geni più vantaggiosi abbiano una probabilità maggiore di essere trasmessi. Grazie alla selezione si scarta o si distrugge ciò che già esiste, cosicché non avviene alcun miglioramento, né si genera qualcosa di nuovo. Pure gli altri fattori evoluzionistici summenzionati possono essere eliminati come agenti creativi. Consideriamo dunque pochi esempi scelti dal mondo degli organismi viventi ed esaminiamo se i fattori evoluzionistici, che operano a caso, sarebbero stati in grado di produrre le seguenti progettazioni. La riproduzione sessuale Secondo l’evoluzionismo «l’invenzione» della riproduzione sessuale è una condizione fondamentale per l’evoluzione positiva degli esseri viventi. Grazie a sempre nuove combinazioni genetiche nascono molte variazioni, solo quelle sopravvivranno al processo di selezione che meglio si adattano al loro ambiente. Ci sono due ragioni perché questo processo non possa essere adatto ad assicurare il desiderato trend evolutivo della prolificazione. 1. La riproduzione sessuale non può essere avviata da un processo evoluzionistico, ma sarebbe soltanto possibile se ambedue i sessi fossero equipaggiati con organi completi e pienamente funzionanti. Secondo l’evoluzione, per definizione, non esistono invece strategie che governano e seguono un obiettivo specifico. Come occorrerebbe lo sviluppo degli organi necessari per la riproduzione per migliaia di generazioni, se gli organismi viventi non possono moltiplicarsi senza tali organi? Se però si esclude un’evoluzione lenta, allora come si spiega la comparsa improvvisa di organi così vari e complessi che devono essere armonizzati in tutti particolari per funzionare? Oltre a ciò, tali organi devono essere disponibili nello stesso luogo. 2. Anche se per una volta ammettiamo che la possibilità della riproduzione sessuale possa essere «caduta dal cielo», la combinazione del patrimonio ereditario non genererebbe per principio nuove informazioni. Coltivatori e allevatori hanno dimostrato, con i loro innumerevoli esperimenti, che dopo tante generazioni d’allevamento le mucche rimangono mucche, e che partendo dal frumento non si producono mai girasoli! La cosiddetta microevoluzione (cambiamento entro le specie) è verificabile, mentre non ci sono alcune prove per la macroevoluzione (formazione di nuove specie). La tecnica ingegnosa dei globuli rossi In ogni millimetro cubico di sangue (1 mm3 = 1 µl = 1 microlitro) abbiamo 5 milioni di globuli rossi. Ciò vale a dire che in una goccia di sangue ce ne sono 150 milioni. Sono come dei sommergibili ultra specializzati che non trasportano a bordo siluri micidiali, ma svolgono dei compiti d’importanza vitale. 175’000 volte i globuli, nella loro breve vita di 120 giorni, fanno rifornimento di ossigeno e allo stesso tempo scaricano nel polmone il prodotto dell’ossidazione, cioè l’anidride carbonica (CO2). Questi piccolissimi battelli di trasporto sono così minuscoli da passare addirittura all’interno dei vasi sanguigni molto sottili (i capillari) raggiungendo in quel modo tutte le parti del corpo. Ogni secondo si generano due milioni di nuovi globuli che contengono una sostanza colorante rossa, l’emoglobina – un composto chimico molto interessante e molto complesso. L’emoglobina è necessaria per il trasporto dell’ossigeno già durante lo sviluppo embrionale. Fino al terzo mese della vita intrauterina il fabbisogno d’ossigeno è notevolmente diverso da quello nello stadio fetale (dal terzo mese in poi) e per questa ragione, ogni fase necessita di un tipo particolare d’emoglobina che possiede una diversa struttura chimica. Poco prima della nostra nascita tutte le nostre sorgenti di produzione dei globuli rossi lavorano a pieno regime, modificando un’altra volta l’emoglobina in un tipo adatto per l’adulto. Le tre specie di emoglobina non si possono essere generate per caso, perché sono le sole (tra moltissime) variazioni capaci di trasportare la quantità necessaria di ossigeno, senza la quale sopraggiungerebbe la morte. Non basta che nei primi due stadi della crescita intrauterina si producono le molecole giuste, per evitare la morte certa, anche la terza molecola deve essere perfettamente accordata. Per la fabbricazione dell’emoglobina ci vogliono necessariamente questi tre meccanismi biologici fondamentalmente diversi che devono pure modificare la loro produzione al momento giusto! Da dove viene un meccanismo così complicato e preciso? Tutti i concetti evoluzionistici falliscono a questo punto interamente, perché gli organismi viventi nei loro stadi intermedi incompleti, che secondo l’evoluzione sarebbero sbocciati da soli in un meccanismo complesso, non sarebbero mai sopravvissuti. Il concetto della «complessità irreducibile» vale anche per il sistema immunitario dell’organismo umano o per i flagelli (organo di locomozione) con i quali si spostano i batteri. Anche in questi casi gli organismi viventi «in sviluppo» non avrebbero mai raggiunto il loro stadio odierno. E’ più ovvio dedurre che tutti gli elementi erano già completi fin dall’inizio e ciò sarebbe soltanto possibile se un Creatore sapiente li avesse concepiti e creati così pienamente funzionanti. Il volo del piviere dorato orientale Il piviere dorato orientale è un bellissimo uccello. E ogni pulcino esce dal suo uovo in Alaska. Giacché l’inverno lì è freddissimo, gli uccelli migrano alle Isole di Hawaii. La meta si trova a 4500 km di distanza e l’uccello deve volare senza fermarsi perché non c’è isola dove potrebbe riposare e non sa nuotare. Per il volo il piviere dorato ha un «serbatoio carburante» che equivale ai 70 grammi di grasso che ha accumulato durante l’estate. In più ha un ulteriore riserva di 6,8 grammi nel caso che incontrasse venti contrari. Poiché non può interrompere il suo viaggio per tre giorni e mezzo, volando giorno e notte, e in aggiunta deve mantenere la sua rotta esattamente sul minuto d’angolo, ha bisogno di un autopilota che funzioni con assoluta precisione. Se manca le isole, significa morte certa perché a perdita d’occhio non c’è alcun’altra possibilità di atterraggio. Se non fosse fornito di quella quantità precisa di grasso, non potrebbe sopravvivere. Anche in questo caso «la mutazione e la selezione» sarebbero nuovamente state degli strumenti insufficienti. È più plausibile supporre che il piviere dorato sia stato creato così fin dall’inizio – già attrezzato con tutto quello che gli serviva per il suo tipo di vita. L’evoluzione è un concetto ragionevole? Le illustrazioni tratte dal mondo degli organismi viventi, che abbiamo considerato brevemente, dimostrano che in generale ci sono piani di costruzione con scopi precisi. Ecco degli altri esempi: Il capodoglio, che è un mammifero, è attrezzato in modo da poter emergere da una profondità di 3000 m nel mare, senza rischiare la morte per malattia da decompressione. Una quantità immensa di batteri microscopici nel nostro intestino è equipaggiata con «motori» elettrici che permettono a questi organismi di avanzare e di retrocedere. La vita nella maggior parte dei casi dipende dal perfetto coordinamento funzionale dei vari organi (p.es. cuore, fegato, i reni). Organi incompleti, che si trovano ancora in fase di sviluppo, non servono a nulla. Chi ragiona in quest’ambito secondo la tesi del Darwinismo, deve sapere che l’evoluzionismo non conosce in prospettiva il prodotto finito, cioè non può intravedere un organo che un giorno funzionerà. Il biologo evoluzionista tedesco G. Orsche affermò correttamente: «Organismi che si trovano in certe fasi dell’evoluzione non possono certo, come fa un imprenditore, chiudere la ditta per lavori di restauro.». L’intelligenza e la sapienza che si manifestano nelle opere della creazione sono proprio meravigliose. È quindi più che ovvio concludere che ci deve essere un Autore che ha ideato tutte le opere della creazione. Questa nostra osservazione trova la sua conferma già nel primo verso della Bibbia: «Nel principio Dio creò!» Ma sotto l’influenza del Darwinismo, si stabilì la teologia critica storica che declassò il racconto della creazione a solo messaggio di Dio. Noi invece facciamo bene a credere «in tutte le cose che sono scritte nella legge e nei profeti» (Atti degli apostoli 24: 14) perché «Dio non è un uomo, da poter mentire» (Numeri 23: 19). Da dove viene l’informazione? Nelle discussioni scientifiche l’argomentazione più convincente è sempre quella che riesce ad applicare le leggi naturali in modo da escludere un processo o uno sviluppo. Le leggi naturali non conoscono eccezioni. Per questa ragione, il cosiddetto «moto perpetuo», per esempio, quale meccanismo che si muove perpetuamente senza rifornimento d’energia dall’esterno è una macchina impossibile. Oggi sappiano ciò che Darwin a suo tempo non poteva sapere, vale a dire che le cellule di tutti gli organismi contengono una quantità quasi inimmaginabile d’informazioni (DNA) le quali poi sono concentrate nella densità massima conosciuta. La formazione degli organi è governata dalle informazioni esistenti, tutti i processi negli organismi funzionano perché governati dalle informazioni - e la produzione di sostanze del corpo (p. es. 50’000 proteine nel corpo umano) si svolge perché governata dalle informazioni. Il sistema razionale dell’evoluzione non potrebbe mai funzionare se ci fosse la possibilità che nella materia nascesse l’informazione in seguito a processi accidentali. Infatti, tutti i piani di costruzione dell’organismo individuale e tutti i processi complessi che si svolgono nelle cellule, esigono informazioni precise di base. L’informazione è un parametro non materiale che dunque non ha gli attributi della materia. Le leggi naturali sui parametri non materiali, in modo particolare l’informazione, definiscono che la materia non può mai generare da sé un parametro non materiale. Inoltre possiamo affermare: l’informazione può nascere soltanto tramite un autore attrezzato d’intelligenza e volontà. Con questo è chiaro: chi crede che l’evoluzione sia ragionevole, crede a un «moto perpetuo dell’informazione» a qualcosa cioè che le leggi naturali universalmente valide negano categoricamente. In questo modo si è colpisce il tallone d’Achille dell’evoluzione, mettendola scientificamente fuori combattimento. Qual è l’origine della vita? In mezzo al chiasso dell’evoluzionismo dei nostri giorni, dobbiamo chiederci: «Qual è la vera origine della vita ?» L’evoluzione non sa spiegare in alcun modo come forme di vita possano originarsi da materie morte. Stanley Miller (1930 - 2007), conosciuto e menzionato in ogni libro della biologia per il suo esperimento del «brodo primordiale» (1953), ammise 40 anni più tardi che non esistono ipotesi attuali convincenti per quanto riguarda l’origine della vita. Le dichiarò tutte «assurde», rispettivamente le definì «invenzioni dell’immaginazione». Il microbiologo Louis Pasteur (1822 - 1895) scoperse qualcosa di fondamentale: «La vita può soltanto nascere dalla vita». C’era soltanto una persona che poteva dire: «Io sono la vita» (Giovanni 14: 6), cioè Gesù. Nella lettera ai Colossesi, al capitolo 1, verso 16 leggiamo: «Poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili» e ugualmente in Giovanni, capitolo 1, verso 3, «Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei (la Parola, Gesù); e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.» Ogni teoria dell’origine del mondo e della vita che non menziona Gesù quale sorgente e ragione di vita è dunque un costrutto morto che si schianterà inevitabilmente contro la roccia Gesù Cristo. L’evoluzione dunque è uno degli errori più grandi della storia scientifica mondiale che ha trascinato milioni di persone nel precipizio dell’incredulità. Purtroppo sono pochi i contemporanei che considerano che all’abisso dell’incredulità segue nell’aldilà l’abisso della perdizione eterna (l’inferno). Ciò che rivela più di ogni altra cosa lo stato tragico in cui ci troviamo oggi per quanto riguarda il concetto del mondo e della vita, è la mancanza di pubblicazioni con il titolo «Grazie, Gesù», che onorino il vero Autore della vita. Molti non conoscono l’offerta meravigliosa che Gesù Cristo ha elargito. Egli disse: «Io sono la porta» (Giovanni 10: 9), intendendo l’entrata al cielo. Chi si rivolge a Lui, ha la vita eterna. Prof. Dott. Ing. Werner Gitt

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Italienisch: Was hat Corona mit Gott zu tun?
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Nie zuvor hat eine Krankheit die ganze Welt in die Knie gezwungen wie im Frühjahr 2020, in dem das Corona-Virus das öffentliche Leben zum Stillstand brachte. Der Shutdown wurde verordnet, Veranstaltungen wurden abgesagt, Uni­ver­sitäten, Schulen und Kitas geschlossen. Fußballspiele fanden vor leeren Rängen statt. Gottesdienste waren verboten – das gab es noch nicht einmal in Kriegszeiten. Wir suchen nach einer Erklärung für diese Pandemie. Wer gibt sie uns?

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Italienisch: Wie komme ich in den Himmel?
Italienisch: Wie komme ich in den Himmel?

Die grundlegende Frage, die suchende Menschen sich stellen, wird hier von Prof. Dr. Werner Gitt beantwortet. "Wie findet man den Himmel?" Auf jeden Fall nicht durch eigene Anstrengungen oder Konzepte. "Was aber bringt uns wirklich in den Himmel?" Gott hat die Einladungen für den Himmel schon verteilt wie im Gleichnis des Menschen, der zu einem großen Fest Einladungen verschickte. Doch viele Menschen redeten sich heraus. Prof. Dr. Gitt ruft dazu auf, nicht so "kurzsichtig" wie diese Leute zu sein. Jesus will uns vor der Hölle erretten und diese wird kein Vergleich zu der sogenannten "Hölle von Auschwitz" sein. Er hat am Kreuz für unsere Schuld bezahlt, wir müssen diese Einladung nur annehmen, dann ist ein Platz im Himmel "gebucht". Ein Entscheidungsgebet soll den Lesern dabei helfen. Dieses Traktat eignet sich besonders gut zur Weitergabe an suchende Menschen! Kurzlink zu diesem Artikel: https://wernergitt.de/cielo  Come posso andare in cielo? Molte persone evitano di parlare dell‘eternità. Lo pos­siamo osservare addirittura in coloro che riflettono sul­la fine della loro vita. L‘attrice americana Drew Barrymore da bambina recitò una parte importante nel film di fantascienza “E.T. L‘extraterrestre”. Quando ave­va ventotto anni (è nata nel 1975) si espresse così: «Se dovessi morire prima del mio gatto, vorrei che gli si dia da mangiare le mie ceneri. Così almeno po­trò continuare a vivere tramite esso.» Non c‘è forse da spaventarsi di fronte a tale leggerezza e scarsa per­spicacia? Ai tempi di Gesù vennero da lui tante persone che ave­va­no quasi sempre richieste di natura terrena: Dieci lebbrosi volevano guarire (Lu. 17.12,13). Due ciechi volevano riacquistare la vista (Mt. 9.27). Un’altra si aspettava aiuto in una lite riguardo un’eredità (Lu. 12.13,14). I farisei vennero da lui con delle domande a tra­­bocchetto riguardo al tributo da pagare a Ce­­sare (Mt. 22.17). Solo pochi vennero da Gesù per sapere come andare in cielo. Un giovane ricco cercò Gesù e gli domandò: «Maestro buono, che devo fare per ereditare la vita eterna?» (Lu. 18.18). Gli fu detto cosa doveva fare, cioè lasciare tutto ciò a cui il suo cuore si era legato e poi se­guire Gesù. Siccome era molto ricco, quel giovane non seguì il consiglio di Gesù, rinunciando così al cielo. Ma ci furono anche delle persone che non erano alla ri­cerca del cielo, ma Gesù, incontrandole, le avvertì, ed esse accettarono subito le sue parole. Zaccheo desiderava vedere Gesù, e trovò molto di più di quanto si aspettasse. Dopo la visita di Gesù in casa di Zaccheo, si può dire mentre stavano prendendo il caffè, Zaccheo trovò il cielo. Gesù gli disse: «Oggi la sal­vezza è entrata in questa casa» (Lu. 19.9). Come si trova il cielo? Dopo avere letto tutto questo possiamo osservare: Il cielo lo troviamo in un giorno ben determinato. È bu­­ono saperlo, perché così avrai anche tu, cara lettrice e caro lettore, la possibilità di scegliere già oggi la vita eterna in Dio. Per trovare il cielo non è necessario compiere de­ter-minate opere. Il cielo lo si può trovare all‘improvviso, mentre si è del tutto impreparati. I nostri propri concetti di come arrivare in cielo sono del tutto errati se non ci basiamo sulla Parola di Dio. Una can­tante di musica leggera in una canzone che aveva de­dicato ad un clown ormai a fine carriera, scrisse: “Andrà sicuramente in cielo perché ha fatto felice la gente.“ Una ricca benefattrice fece costruire una casa per poveri nella quale venti donne potevano vivere gratuitamente. Questa offerta era però legata ad una condizione: che le donne pregassero ogni giorno almeno un‘ora per l‘ani­ma della benefattrice. Ma cosa ci fa andare veramente in cielo? Per dare una risposta chiara e precisa a questa do­manda, Gesù raccontò una parabola. Nel Vangelo di Luca, capitolo 14, versetto 16, Gesù ci parla di un uomo (che rappresenta Dio), che dà una gran festa (rappresentante il cielo) e manda degli inviti a delle determinate persone. Le risposte sono tutte de­moralizzanti. Infatti, uno dopo l‘altro ognuno si scusò di non poter venire. Il primo spiegò: «Ho comprato un po­dere...» Il secondo invece: «Ho comprato cinque paia di buoi ...» Il terzo: «Ho preso moglie e perciò non posso venire». Gesù conclude la parabola con il giudizio del padrone di casa: «Perciò io vi dico che nessuno degli uomini che erano stati invitati gusterà la mia cena» (Lu. 14.24). Questo ci fa capire che il cielo si può ricevere, ma anche per­dere. Tutto dipende se accettiamo o rifiutiamo l‘invito di Gesù. C‘è qualcosa di più facile? Penso proprio di no. Se un giorno tanti saranno esclusi dal cielo, non sarà perché non avranno conosciuto la via giusta, ma perché avranno rifiutato l‘invito di Gesù. Le tre persone di cui Gesù parla nella parabola non so­no per noi un esempio da seguire, visto che nessuna di loro ha accettato l’invito di venire alla festa. Pensate for­se che a causa di tutti quei rifiuti il banchetto non ebbe luogo? Al contrario. La festa si tenne! Dopo avere ricevuto tutti quei rifiuti il padrone di casa mandò degli inviti a molti altri. Le cartoline d’invito però non erano più stampate in lettere dorate, ma valeva la semplice chi­amata: “Venite!” Ognuno che accetta l’invito ottiene un posto alla festa. Che cosa successe allora? La gente venne, anzi, accorse a schiere. Dopo un po’ il padrone di casa si accorse che c’erano ancora posti liberi, e co­mandò ai suoi servi: «Andate di nuovo! Continuate ad invitare!» A questo punto vorrei applicare questa parabola a noi, poiché questo racconto rispecchia esattamente la nostra situazione oggi. In cielo ci sono ancora posti liberi, e Dio ti invita: «Vieni, occupa il tuo posto nel cielo! Sii saggio, e prenotati per l‘eternità! Fallo oggi!» Il cielo è di una bellezza inimmaginabile, per questo il Signore Gesù lo paragona ad una gran festa. Nella pri­ma lettera ai Corinzi (cap. 2, vers. 9) leggiamo: “Le cose che occhio non ha visto e che orecchio non ha mai udito e che non sono salite in cuor d‘uomo, so­no quelle che Dio ha preparato per quelli che lo amano.“ Nulla, ma proprio nulla su questa terra è paragonabile anche solo approssimativamente al cielo. Esso è inimmaginabilmente bello! Non bisogna per nessuna ragione lasciarselo sfuggire, perché è molto pre­zioso. C’è stato un uomo che ci ha aperto la porta del cielo: Gesù, il Figlio di Dio! Grazie a lui è semplice an­dare in cielo, dipende solo dalla nostra volontà. Solo chi vuol essere miope o cieco come i tre uomini della parabola non accetterà l‘invito. La salvezza avviene per mezzo del Signore Gesù Negli Atti degli Apostoli (cap. 2, vers. 21) leggiamo un ver­setto molto importante: “E avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato“. Que­sta è una delle frasi cardine del Nuovo Testamento. Quando Paolo era imprigionato a Filippi, parlando col custode della prigione, gli disse queste semplici parole: “Credi nel Signore Gesù Cristo, e sarai salvato tu e la casa tua” (Atti 16.31). Benché questo messaggio sia breve e conciso, può cambiare radicalmente la vita. Quella stessa notte il carceriere accettò Gesù nel suo cuore e la sua vita fu totalmente cambiata. C’è una cosa che dobbiamo assolutamente sapere: il Si­gnore vuole salvarci dalla via che porta alla dannazione eterna, che è l‘inferno. La Bibbia ci dice che sia nel cielo che nell‘inferno gli uomini ci resteranno eternamente. Un luogo è meraviglioso, l‘altro è terribile. Non esiste un terzo luogo. Un attimo dopo la morte, ci si renderà con­to che non è tutto finito. Dove passeremo l’eternità è legato ad una sola persona: a Gesù e al rapporto che abbiamo avuto con lui. Quando mi trovavo in Polonia per delle conferenze, visitammo il vecchio campo di concentramento di Au­schwitz. Lì, durante il Terzo Reich, successero cose terribili. Dal 1942 al 1944 più di 1,6 milioni di persone, in gran parte ebrei, furono uccise nelle camere a gas e poi cremate. Nella letteratura si parla dell’ “inferno di Auschwitz”. Ho riflettuto su questa definizione quando visitammo una di quelle camere a gas, nelle quali pe­rivano 600 persone per volta. Era inimmaginabilmente terribile. Ma quello era davvero l‘inferno? Oggi si possono visitare le camere a gas, perché nel 1945 fu messo fine a quell‘orrore. Gli impianti sono ape­rti al pubblico per essere visitati. Nessuno ormai vi ci viene più torturato o avvelenato. Le camere a gas di Au­schwitz avevano un limite nel tempo. L‘inferno però, di cui ci parla la Bibbia, dura in eterno. Nella sala d’ingresso del museo, il mio sguardo cadde su un’immagine che mostrava una croce con il corpo di Cristo. Un detenuto, con un chiodo, aveva disegnato sul muro la sua speranza nel Cristo crocifisso. Anche quell’artista perì nella camera a gas. Ma egli conosceva Gesù, il Salvatore. Pur morendo in un posto così terribile, il cielo per lui era aperto. Ma da quell‘inferno di cui ci mette in guardia il Signore Gesù nel Nuovo Testamento (leggi Mt. 5.29; 7.13; 18.8), una volta arrivatici, non ci sarà più via di scampo né salvezza. L’inferno, a dif­fe­renza di Auschwitz, non potrà mai essere visitato, per­ché sarà in uso in eterno. Anche il cielo durerà in eterno. Questo è il luogo in cui Dio ci vuole portare. Perciò, accetta l’invito di Dio di an­­dare in cielo. Invoca il nome del Signore e prenotati per il cielo! Dopo una conferenza una donna tutta agi­tata mi domandò: «È davvero possibile prenotarsi per il cielo? Questo mi fa pensare ad un’agenzia di viaggi». Io concordai e le dissi: «Chi non prenota non arriverà a destinazione. Se volete andare alle isole Hawaii non vi serve anche un biglietto per l’aereo?» Ella chiese: «Il bi­­glietto per l’aereo però deve essere pagato, o no?» Io risposi: «Certo, ma anche il biglietto per andare in cielo deve essere pagato. Ma questo biglietto è così ca­ro, che nessun uomo sarebbe mai in grado di pagarlo. È il nostro peccato che ce lo impedisce. Dio in cielo non tollererà nessun peccato. Chi dopo qu­esta vita vu­ole trascorrere l‘eternità vicino a Dio nel cie­lo, deve dap­pri­ma essere liberato dal peccato. La libe­razione dal pec­cato può essere ottenuta soltanto da una persona sen­za peccato, e questa persona è Gesù Cristo. Solo lui è in grado di pagare il prezzo! E lo ha già pagato col suo sangue, attraverso la sua morte alla croce». Che cosa dunque devo fare per andare in cielo? Ogni persona è invitata da Dio ad accettare la salvezza in Cristo. La Bibbia in tanti passaggi ci invita a seguire il consiglio di Dio: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta...” (Lu. 13.24). “Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino” (Mt. 4.17). “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla per­dizione, e molti sono coloro che entrano per essa. Quanto stretta è invece la porta e angusta la via che conduce alla vita! E pochi sono coloro che la trovano!” (Mt. 7.13-14). “Afferra la vita eterna, alla quale sei stato chia­ma­to...” (1 Ti. 6.12). “Credi nel Signore Gesù Cristo e sarai salvato tu e la casa tua” (Atti 16.31). Questi sono inviti insistenti. Nei passi citati si avverte tut­ta la serietà, la risolutezza nonché l‘urgenza. Noi agi­remo in modo adeguato se rispondiamo all‘invito per il cielo con una preghiera, che potrebbe essere la seguente: “Signore Gesù, oggi ho letto che posso andare in cielo solo attraverso di te. Un giorno vorrei esserti vicino. Sal­va­mi dall‘inferno a cui sarei destinato a motivo dei miei peccati. Poiché tu mi ami così tanto e sei morto anche per me sulla croce e hai pagato il prezzo di riscatto. Tu vedi tutti i miei peccati, commessi fin dalla mia prima in­fanzia. Tu conosci quelli di cui ora sono cosciente, tan­to quanto quelli dei quali mi sono già dimenticato. Tu co­nosci ogni sentimento del mio cuore. Di fronte a te io sono come un libro aperto. Così come io sono adesso non posso venire da te nel cielo. Ti prego, perdona i miei peccati. Io mi pento sinceramente. Vieni nella mia vita e cambiala. Aiutami a liberarmi di tutto quello che da­vanti ai tuoi occhi non è giusto e fammi prendere nu­ove abitudini, quelle che tu approvi. Fammi capire la tua Parola, la Sacra Bibbia. Aiutami a capire quello che tu mi vuoi dire e donami un cuore ubbidiente, affinché io faccia ciò che ti piace. Che tu sia da ora in poi il mio Sig­nore. Io voglio seguirti. Mostrami la via da percorrere in ogni situazione della mia vita. Ti ringrazio di avermi esaudito, ti rin­gra­zio di potere es-sere ora un figlio / una figlia di Dio, che un giorno potrà essere in cielo vicino a te. Amen.” Professore e direttore Dr.-Ing. Werner Gitt

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Italienisch: Wunder der Bibel
Italienisch: Wunder der Bibel

Wir leben im 21. Jahrhundert und haben gerade in den letzten Jahrzehnten von überwältigenden Erfolgen der Wissenschaft gehört: Dem Menschen gelang der Flug zum Mond, das Schaf Dolly wurde geklont und das Genom des Menschen sequenziert. Kann man in solch aufgeklärter Zeit noch an die Wunder der Bibel glauben? Sind die Auferstehung der Toten, die plötzliche Heilung von Schwerkranken oder physikalische Wunder wie die augenblickliche Stillung des Sturmes auf dem See Genezareth dem heutigen Menschen noch zumutbar? Der Autor und Wissenschaftler Werner Gitt geht in dieser Schrift auf diese und ähnliche Fragen ein. Dieses Traktat eignet sich besonders gut zur Weitergabe an suchende Menschen! Miracoli nella Bibbia A primo impatto i miracoli sembrano irrealistici ai giorni nostri, perché siamo fortemente influenzati dalla scienza. La seconda metà dell´ultimo secolo in particolare, ha visto grandi rivelazioni e progressi nel campo scientifico e tecnico: nel 1938 il primo computer programmato é stato presentato al mondo dall´ inventore tedesco Konrad Zuse (1910 - 1995) Il 3 dicembre 1967 il medico sudafricano Christiaan Barnard (1922 - 2001) ha eseguito con successo un trapianto di cuore umano. Il 21 luglio del 1969 l´uomo ha fatto il primo passo sulla luna. L´astronauta Neil Armstrong ha affermato orgogliosamente: “un piccolo passo per l´uomo, un grande passo per l´ umanità” Nel 1996 l´embriologista scozzese ha clonato la pecora Dolly. Questi pochi esempi possono darci l´impressione che le abilità dell´uomo non abbiano limiti; che la scienza ci può aiutare a compiere ogni cosa. Ed é proprio a causa di questa ferma fede nella scienza che tanti dei nostri contemporanei hanno grandi problemi con la Bibbia. Argomentano dicendo che il “libro dei libri” descrive troppi incidenti che non possono essere spiegati scientificamente. Alcuni di questi sono: la nascita da una vergine La resurrezione dai morti I ciechi che vedono e gli storpi che camminano Il sole che si ferma In questo trattato, ci confrontiamo con il fenomeno dei miracoli nella bibbia e ci domandiamo “un uomo del 21esimo secolo può aspettarsi razionalmente di crederci?”. Forse dovremmo iniziare dando una definizione preliminare di miracoli. Chiamiamola D1: D1: i miracoli sono eventi che accadono inaspettatamente e inspiegabilmente, contraddicendo le nostre osservazioni di ogni giorno e lasciandoci meravigliati.  Se i miracoli sono inaspettati, cos’é allora ciò che ci aspettiamo? Questa domanda ci aiuterà a tracciare una linea tra i miracoli (che sembrano inspiegabili) e i non-miracoli (ciò che è spiegabile). Tutto nel nostro nostro mondo avviene nella struttura imposta dalle leggi della natura. Queste leggi non possono essere cambiate. Per quanto ne sappiamo sono sempre state costanti, cioè sono rimaste costanti da quando sono state rese operative alla creazione. Queste leggi della natura - o leggi naturali - offrono un ampio ambito per una grande varietà di invenzioni tecniche, mentre allo stesso tempo escludono molti processi come essere irrealistici, nonostante i nostri sogni e immaginazioni. Meravigliose leggi della natura Le leggi della natura in sé sono cose che ci dovrebbero meravigliare. Sono in grado di raggiungere cose fenomenali. Qualche tempo fa sono stato a vedere il porto di Amburgo, il più grande porto marittimo della Germania, e sono stato in grado di vedere grandissime navi fare movimenti lenti nell’acqua. Questo mi ha ricordato di una legge della natura, la quale fu scoperta da Archimede (285-212 AC): “qualunque corpo immerso parzialmente o completamente in un fluido sperimenta una forza uguale e contraria al peso del fluido spostato” Ci rendiamo conto di quanto sia fenomenale questo? Per esempio, se un topo dovesse correre a bordo, la nave reagirebbe affondando in proporzione del peso di quel topo. Se volessimo calcolare la nuova profondità di immersione, non sarebbe possibile per noi; Non conosciamo l’esatta forma della nave, in alcuni posti la pittura potrebbe essersi tolta, forse parte dell’elica non è completamente immersa nell’acqua. Tutti questi aspetti devono essere presi in considerazione se vogliamo fare una misurazione precisa. E invece in realtà, questo accade di continuo e con estrema precisione. Chi comanda alle molecole dell’acqua di fare spazio alla nave per andare più in profondità nell’acqua in esatta proporzione al peso del topo? Questa legge della natura non lega solo questa nave del porto di Amburgo, ma tutte le navi sparse nel mondo. Vale per la paperella di gomma che galleggia nella vasca da bagno così come per una papera reale che nuota nel fiume o nel lago. Nessuno sarebbe in grado di calcolare l’esatta profondità di immersione della papera, a causa dell’incalcolabilità della sua forma e delle sue piume. Chi è responsabile affinchè ci siano le giuste condizioni per questa legge così facilmente formulata in circostanze così difficili? Ci deve essere qualcuno che fa tutti i calcoli e fa in modo che i risultati soddisfino tutte le volte le condizioni delle leggi della natura. Chi è il responsabile che mantiene queste leggi della natura? Invece, c’è un responsabile che mantiene tutte queste leggi della natura. Leggiamo di lui nella bibbia (colossesi 1:17) “in lui tutte le cose esistono.” Questo responsabile delle leggi è anche colui il quale ha fatto tutte le cose. “poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.” (colossesi 1:16). Il creatore di tutte le cose è anche colui che le mantiene. Il signore Gesù Cristo! Possiamo anche dire che : Gesù è Signore su tutte le cose, dal micro al macrocosmo. La creazione in sé non è stata qualcosa che è venuta fuori da un incidente con l´aiuto delle leggi della natura. Qui il creatore ha fatto ogni cosa tramite il potere della Sua parola, della Sua autorità e saggezza. Non c´era bisogno di alcuna legge della natura; quindi queste non sono le cause, ma l´effetto della creazione. Dopo (o durante) il suo completamento, le leggi della natura sono state attivate in modo da mantenere ciò che era stato creato nel suo ordine. Gesù è colui che garantisce che queste leggi si adempiano in ogni momento e in ogni luogo. Lui non ha bisogno di nessun computer o nessun altro strumento per raggiungere questo obiettivo. La Sua parola onnipotente è sufficiente. Leggiamo nella lettera agli ebrei (1:3): “che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza”. Cosi, vediamo che le leggi della natura e il potere di mantenere e sostenere di Gesù, sono la stessa cosa; questo potere di mantenere di Gesù si manifesta nelle leggi della natura. Nella loro interezza queste leggi della natura formano una base sicura per ogni processo in questo mondo.  Come ci puo essere allora ancora spazio per i miracoli? In termini pratici le leggi della natura funzionano come una specie di “corte suprema”, il quale decide se un processo rientra nei legami conosciuti di questo mondo o no. La maggior parte dei complessi processi che fanno parte del mondo creato in cui viviamo (per esempio, il funzionamento del cervello e lo sviluppo di un embrione) sono ineguagliabili dall´uomo e per questo quindi “miracolosi”. E allo stesso tempo questi miracoli non violano nessuna legge della natura. Solo perché ci aspettiamo che accadano, per quanto complessi o incomprensibili possano essere, non li consideriamo miracoli. Questo pensiero ci porta ad una definizione più precisa di D1 per miracoli. Chiamiamola D2: D2: I miracoli sono eventi nel tempo e nello spazio che avvengono al di fuori della struttura delle leggi della natura. L´uomo non é in grado di oltrepassare le leggi della natura. Di conseguenza, non può fare miracoli. La Bibbia, dall´altro lato, ci racconta di tante situazioni in quali Dio Padre o Suo figlio Gesù Cristo hanno operato miracoli. Qui ci sono alcuni esempi: Il passaggio del mar rosso del popolo di Israele (Esodo 14:16-22) Il giorno si é allungato (Giosué 10:12-14) La tempesta si calma (Marco 4:35-41) Gesù cammina sulle acque (Giovanni 6:16-21) Guarigione del nato cieco (Giovanni 9:1-7) Moltiplicazione dei pani e pesci (Giovanni 6:1-5) Resurrezione di Lazzaro (Giovanni 11:32-45) Nota: se occasionalmente qualcuno é stato in grado di operare miracoli che vanno al di la dei legami della natura, hanno agito nel nome di altre forze, non nel loro proprio. Possono essere: Discepoli di Gesù che agiscono sotto la sua autorità (come Pietro che ha camminato sulle acque, sotto il comando di Gesù - Matteo 14:29 - o la guarigione dell´uomo paralitico davanti alle porte del tempio nel nome di Gesù - atti 3:1-9) Oppure Maghi o guru che sono manipolati da forze demoniache (per esempio i maghi del faraone in Egitto - Esodo 7:11-12) I miracoli della bibbia possono essere spiegati dalle leggi della natura? Dio é in grado di agire all´interno delle leggi della natura, ma la maggior parte delle volte lo fa al di fuori di esse. Giacomo ci dice nella sua lettera (Giacomo 5:17-18) che le preghiere di Elia hanno impedito alla pioggia di scendere sulla terra per 3 anni e mezzo e un´altra delle sue preghiere ha permesso alla pioggia di cadere. Dio ha agito in accordo con le preghiere di Elia. Nondimeno, un meteorologo non potrebbe dire che é stata violata alcuna legge della natura in questo caso.  Nel tempo di illuminismo in cui viviamo oggi, ognuno esamina i testi biblici per vedere se i miracoli riportati possono essere spiegati scientificamente. Se no, allora vengono classificati come impossibili e quindi non veri. La maggior parte degli eventi della Bibbia non possono e non devono essere compresi all´interno della struttura delle leggi della natura. Le azioni di Dio sono molto superiori. Queste leggi sono sua creazione, quindi Lui non ne é soggetto. Quando Lui agisce non c´é niente nell´universo che può limitarlo. La sua volontà sarà fatta “nulla é impossibile a Dio” (luca 1:37) La creazione stessa, come descritta in Genesi, é il primo miracolo di cui ci parla la Bibbia. In 6 giorni Dio ha creato un meraviglioso universo e tutte le creature viventi, in accordo con la sua volontà e il suo piano.  L´incarnazione del figlio di Dio é un miracolo eccezionale e un mistero divino: la vergine Maria che concepisce tramite il potere dello Spirito Santo. Gesù é nato ed é il figlio di Dio e il figlio dell´uomo nella stessa persona. Tramite la sua morte sulla croce ha pagato per i nostri peccati ed é divenuto la nostra porta per la vita eterna. La resurrezione di Gesù é un´altro episodio distintivo che annienta tutte le leggi della natura. Ogni tentativo di spiegare la cosa medicalmente o biologicamente manca l´obiettivo. La resurrezione é stata, e sempre sarà, un atto supernaturale di Dio al di fuori delle leggi della natura.  Perche gesu ha fatto miracoli? I miracoli compiuti da Gesù sono inseparabili dal suo insegnamento. Lui non é venuto dal cielo tenendo in mano un passaporto che lo identificasse come il “figlio di Dio”. Invece, ha dato prova di sé stesso di essere il messaggero di Dio tramite l´autorità delle sue parole e delle sue opere. La sua autorità come Creatore, Salvatore e Re Eterno é stata enfatizzata dai segni e dai miracoli che ha fatto. Sono parte integrante della sua missione e del suo insegnamento. Con tutto ciò che abbiamo già detto in mente, possiamo definire i miracoli in modo ancora più preciso come:  D3: i miracoli sono atti meravigliosi ed eccezionali, eventi invariabili iniziati da Dio o da Suo figlio Cristo Gesù. Questi atti di solito avvengono al di fuori delle leggi della natura. Contrariamente agli eventi basati su forze demoniache, i miracoli di Dio servono: A glorificare Dio (es. la creazione - Salmo 19:2 , la guarigione dell´uomo nato cieco - Giovanni 9:3) Ad aiutare le persone sulla terra ( es. una roccia nel deserto che sgorga acqua- Esodo 17:1-6, i corvi che nutrono Elia - 1 Re 17:6) A fortificare la fede (es. mutare l´acqua in vino alle nozze di Canaan - Giovanni 2:11) A salvare in momenti di avversità (es. calmare la tempesta - Marco 4:39) I miracoli della fede Uno dei miracoli più grandi del nostro tempo é quando una persona risponde alla chiamata di Gesù e tramite questo riceve la vita eterna. Questo miracolo tuttavia non deve sorpassare nessuna legge della natura. Richiede solamente che uno abbandoni il vecchio modo di pensare e lo rimpiazzi con altri nuovi. Un buono esempio é quello del carceriere in atti 16:23-24, il quale ha cambiato dall´essere un uomo totalmente distante da Dio ad un vero credente. Alla domanda rivolta a Paolo e Sila “Cosa devo fare per essere salvato?” Loro gli hanno risposto “Credi nel Signore Gesù Cristo e sarai salvato, tu e la casa tua.” Perché Paolo non ha detto “credi in Dio?”. Il carceriere probabilmente avrebbe risposto “abbiamo abbastanza dei in Grecia - Zeus, Poseidone, Ades, Apollo, Artemide e Ermes”. Ma Paolo si riferiva a Gesù Cristo, il solo che é stato crocifisso ed é risuscitato dalla morte. C´era solo una risposta possibile alla domanda del carceriere, oggi come a quel tempo: “Gesu!”. Questo uomo lo ha compreso ed é andato a Gesù come suo personale Salvatore. Il breve lasso di tempo che il carceriere ha bisogno per prendere questa decisione é incredibile. A mezzanotte ha sentito parlare per la prima volta della via della salvezza. Paolo e Sila gli avranno spiegato le cose più nel dettaglio, ma anche se hanno passato ore a parlargli, é avvenuto tutto nel giro di un giorno. Questo dovrebbe incoraggiare qualunque lettore che sente per la prima volta parlare del vangelo. Non ti serve ascoltare 23 o 168 sermoni per accettare Gesù per chi Lui é. Il potere del vangelo sta proprio li - nell´immediatezza. Nessuna legge della natura é violata quando avviene “il miracolo della fede”. Ci sono pero´ quasi sempre muri nella nostra volontà che devono essere abbattuti: Il muro del nostro modo di pensare errato Il muro dell´orgoglio e del sentirsi buoni Il muro di un cuore indurito L´effetto che ha su qualcuno di credere in Gesù Cristo sorpassa ogni cosa comprensibile umanamente. Questa persona cambia dal sentiero di stoltezza al sentiero di salvezza, e diventa in un momento cittadino del Cielo: “La nostra cittadinanza é nei cieli” (Filippesi 3:20). Questo ci dimostra che entrare in una personale relazione con Gesù é il miracolo più grande che possa avvenire. Perché non decidi oggi di iniziare una nuova vita tramite una relazione personale con Lui? Con una preghiera come quella che segue proclamerai la tua fede per la salvezza e un posto sicuro nel cielo: “Signore Cristo Gesù, ti prego di portare via il mio orgoglio e tutti gli altri peccati nella mia vita. Credo che tu sei Dio, che ti sei fatto carne e sei venuto sulla terra per noi. Credo che sei morto per noi e sei risuscitato dalla morte. Tu sei il mio Salvatore. Confido in te e ti chiedo di venire nella mia vita. Ti chiedo di entrare nel mio cuore, di diventare il Signore della mia vita e guidarmi in sicurezza verso il cielo, la mia nuova destinazione. Amen!” Direttore e professore (in pensione)Dr. Werner Gitt

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